Organizzare la Pastasciutta Antifascista al Borgo INA significa unire due simboli della rinascita democratica italiana. Se il gesto della famiglia Cervi nel 1943 celebrava la libertà riconquistata, il Borgo INA rappresenta la traduzione concreta dei valori della Costituzione attraverso il Piano INA-Casa del 1949.
Promosso dal ministro Amintore Fanfani, il piano sostituì la logica assistenzialistica del passato con un progetto fondato sul lavoro, sull'accesso alla casa e sulla dignità della persona. A differenza dell'edilizia popolare del periodo fascista, i quartieri INA-Casa furono progettati a misura d'uomo, con edifici di altezza contenuta e spazi condivisi pensati per favorire la vita di comunità.
Nato dal confronto democratico tra istituzioni, sindacati e forze politiche nel contesto della ricostruzione del dopoguerra, il Borgo INA è oggi una testimonianza concreta di come la Repubblica abbia cercato di dare forma, anche attraverso l'architettura e l'urbanistica, ai principi di solidarietà, partecipazione e inclusione sociale.
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